L’evasione fiscale – arma di distrazione di massa – parte 1

slave-citizensQuesta mattina mi sono svegliato e, poiché l’Universo si espande, ho impiegato più tempo rispetto a ieri per trovare le pantofole.

Mentre facevo colazione, al tg del mattino, tanto per cambiare, si parlava di evasori. L’azienda di famiglia dove due dipendenti lavoravano in nero, il commerciante che non fa lo scontrino, il falso cieco, il falso zoppo, il falso impotente… e riflettendo su questi esempi mi chiedevo: ma davvero queste cose c’entrano con la crisi? Davvero i soldi presi dalle tasche dei falsi ciechi risaneranno la nostra economia? Questo giro di vite viene dato al momento giusto o è totalmente asincrono rispetto a ciò che sta accadendo?
E soprattutto: perché si parla di evasione tutti i giorni, in tutti i tg, con una frequenza che definirei mantrica?

Un mio conoscente –amico di un amico di un amico– che qui chiameremo col nome fittizio di Mr. Goodkat, sicuramente più esperto di me in termini di macroeconomia e geostrategie, mi ha spiegato alcune cosette interessanti. Innanzitutto mi ha fatto notare che l’euro è una moneta non sovrana, ossia non più appartenente a un popolo, ma emessa dalla BCE (Banca Centrale Europea), una banca a tutti gli effetti privata il cui capitale è detenuto –in quote proporzionali al “peso” del singolo Paese– dalle banche centrali, anch’esse private, dei Paesi che hanno adottato l’euro; ma anche da semplici membri UE, come nel bizzarro caso della Gran Bretagna, la quale ha furbamente evitato di adottare l’euro ma detiene una partecipazione per il 16% (più alta di quella dell’Italia) nella BCE. Il che significa che può dire la sua –e anche in maniera importante, perché la sua è la terza partecipazione in ordine di grandezza dopo Germania e Francia– ma non corre gli stessi rischi di chi vola sulle montagne russe di eurolandia come sta accadendo a noi.

Come fa un Paese che ha adottato l’euro a procurarsi la massa monetaria di cui ha bisogno? Semplice, –mi spiega Mr. Goodkat– non potendo emettere moneta per finanziare essa stessa il proprio debito, si deve indebitare con altri soggetti!

Emette cioè titoli del debito pubblico che qualcuno acquista. L’Italia, non potendo più, alla pari delle altre nazioni europee che aderiscono all’euro, battere moneta propria (ha perso la sovranità monetaria), deve sperare che i “mercati” (in realtà, pochi soggetti che sostanzialmente oligopolizzano l’offerta di moneta) acquistino i suoi titoli al saggio d’interesse imposto dai mercati stessi.

Il debito pubblico italiano è detenuto (dati del 2011) per il 56,4% da soggetti italiani, ma per il 43,4% è in mano a soggetti stranieri. Inoltre, altro dato importante, la quota di debito detenuto dalle famiglie a giugno 2011 era del solo 12,7%, il che significa che tutto il resto si trova nelle tasche di banche (italiane e straniere), assicurazioni e fondi (italiani e stranieri). Per fare un esempio, gli investitori asiatici da soli ne posseggono il 6%. Tutti questi soggetti, per usare una terminologia tecnica appartenente al mondo dell’economia… ci tengono per le palle.

Data questa premessa di dipendenza quasi totale dello Stato nei confronti di soggetti privati –continua a spiegarmi Mr. Goodkat– possono realizzarsi le manovre di speculazione. La speculazione è una strategia attuata da parte di banche, assicurazioni e fondi, sia italiani che esteri, per guadagnare sul debito a più riprese. Le tecniche finanziarie sono molte, ma una delle più ricorrenti è la speculazione al ribasso che consiste nel vendere, al prezzo di oggi, titoli che saranno consegnati fra una settimana o fra un mese. Il vero segreto è che non possiedono i titoli che offrono, per cui vendono, poi manovrano i mercati per far scendere il prezzo e quindi ricomprano i titoli a un prezzo più basso, perché l’acquirente se ne vorrà disfare.
Uno stato che non può battere moneta non ha più modo di difendersi rispetto agli speculatori. Non è più un interlocutore forte.

Ma la speculazione è possibile solo perché la legge la consente. Niente vieterebbe al governo di prendere dei provvedimenti che impediscono gli attacchi speculativi almeno sui titoli pubblici, proprio per difendere l’integrità e l’autonomia dello Stato, affinché non diventi una semplice colonia nelle mani di soggetti privati. Per farlo, basterebbe possedere un’etica politica forte e il coraggio di mettersi contro il potere finanziario, coraggio che però i nostri governanti –la cui etica politica si basa sul Codice di Hammurabi– ancora non hanno, perché per rimanere al potere non è del popolo che hanno bisogno, ma della complicità del potere economico.

Gli Stati europei –e quello italiano su tutti– si piegano al ricatto dei poteri oligarchici della finanza internazionale e costringono i loro cittadini, attraverso tasse e sacrifici, a pagare gli interessi a questi speculatori, che in cambio li tengono seduti sulle loro poltrone e li fanno rieleggere manovrando i media. Quando qualcuno non serve più gli interessi dell’oligarchia, si creano degli scandali ad hoc e lo si fa cacciare via. Nel passato fu clamoroso il caso di Bettino Craxi, in realtà uno dei maggiori statisti che abbiamo mai avuto (capace di tenere testa a Reagan nella crisi di Sigonella); più di recente Silvio Berlusconi –checché se ne dica, uno dei più grandi imprenditori che abbiamo mai avuto– e ultimamente hanno occupato i media gli scandali legati alla famiglia Bossi. Un caso da manuale per chi vuole apprendere come lavora l’oligarchia fu quello ai danni del direttore del fondo monetario internazionale Dominique Strauss-Kahn, accusato di violenza sessuale su una cameriera, costretto a dare le dimissioni e poi totalmente scagionato perché il fatto non sussisteva!

Finché, invece, qualcuno risulta essere molto utile all’oligarchia, ogni irregolarità viene messa a tacere e lo si può persino far diventare Presidente del Consiglio senza nemmeno passare dalla scomoda procedura delle elezioni.

La disponibilità dei nostri politici a piegarsi nella classica posizione ad angolo retto non conosce limiti e non protestano neanche quando gli interessi si fanno così esosi da correre il rischio che lo stato fallisca. Del resto questa prospettiva fa proprio il gioco dei grandi banchieri internazionali: se fallisci perché non puoi più pagare, allora sei costretto a svendere!

Il racconto di Mr. Goodkat a questo punto diventa ancora più interessante.

…continua nella seconda parte.

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